Quando, nel 2021, il legislatore varò la riforma dello sport con i decreti 36 e 39, il Registro Nazionale delle Attività Sportive Dilettantistiche (RASD) fu presentato come il cuore tecnologico della nuova governance del settore.
Dal 31 agosto 2022 il Registro è operativo e, nelle intenzioni, avrebbe dovuto semplificare la vita delle associazioni e società sportive dilettantistiche, diventando anche lo strumento di gestione dei rapporti di lavoro sportivo fino a 15.000 euro annui.
A distanza di tre anni, però, emergono chiaramente i limiti di un progetto ancora incompiuto.
Una piattaforma utile ma non pienamente funzionante
Il RASD raccoglie informazioni sull’anagrafica degli enti, sulle affiliazioni, sui tesserati, sulle attività svolte e sulle figure che operano nel mondo sportivo, dai lavoratori ai volontari.
Il sistema è suddiviso in una sezione pubblica, utile per la trasparenza, e in una riservata, dedicata agli enti e agli organismi di affiliazione.
Eppure, nonostante i passi avanti, diverse criticità si fanno sentire nella gestione quotidiana:
- Malfunzionamenti e lentezze: interruzioni frequenti e difficoltà di accesso mettono in difficoltà chi deve rispettare scadenze inderogabili.
- CU e LUL “a metà”: la promessa di una gestione integrata della Certificazione Unica e del Libro Unico del Lavoro non si è ancora concretizzata. Le ASD/SSD sono costrette a ricorrere a sistemi esterni, con inevitabile aggravio burocratico.
- Iscrizioni e rinnovi non uniformi: la piattaforma non distingue con chiarezza i requisiti per la prima iscrizione e quelli per i rinnovi annuali, generando confusione e rallentamenti.
Il nodo del lavoro sportivo sotto i 15.000 euro
Uno dei punti chiave della riforma è stata la definizione del regime dei compensi sportivi: fino a 15.000 euro annui nessuna tassazione IRPEF; fino a 5.000 euro nessun obbligo contributivo.
Il RASD dovrebbe garantire il monitoraggio di questi rapporti attraverso comunicazioni puntuali (entro il 30° giorno del mese successivo all’instaurazione). Ma la realtà è più complicata:
- il sistema non consente di incrociare automaticamente le autocertificazioni dei lavoratori, costringendo gli enti a controlli manuali e a rischi di superamento soglie;
- la gestione dei contributi oltre i 5.000 euro è frammentaria, con aliquote agevolate da calcolare esternamente;
- l’integrazione con la Certificazione Unica è ancora in fase di sviluppo.
- le tempistiche rigide di comunicazione mal si conciliano con i malfunzionamenti della piattaforma.
Volontari e rimborsi: una sezione che fatica a decollare
Il RASD ha previsto anche un’area dedicata ai volontari sportivi, con la possibilità di registrare i rimborsi forfettari (entro 400 € mensili).
Anche qui, tuttavia, si registrano limiti pratici:
- le informazioni richieste sono numerose e dettagliate, con un aggravio notevole per gli enti;
- i rimborsi documentati a piè di lista restano fuori dal Registro, creando un “doppio binario”;
Il RASD è nato come strumento di semplificazione e trasparenza, ma oggi appare come un sistema incompleto e faticoso da gestire.
In assenza di una decisa accelerazione tecnica e normativa, c’è il pericolo concreto che il Registro resti un ulteriore adempimento burocratico, anziché un alleato per la crescita e la sostenibilità delle ASD e SSD.
La speranza è che, proprio in vista della revisione del 2025, il legislatore e il Dipartimento per lo Sport intervengano per rendere il RASD ciò che avrebbe dovuto essere: il cuore operativo della riforma del lavoro sportivo.



