Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 14848/2024) ha ribadito un principio importante in materia di orario di lavoro: il tempo necessario per svolgere operazioni obbligatorie preliminari o successive alla prestazione deve essere considerato tempo di lavoro retribuito.
Cosa significa in pratica?
Molti datori di lavoro chiedono ai dipendenti di arrivare qualche minuto prima dell’orario ufficiale per essere operativi all’apertura del negozio o dell’ufficio. Ma se l’avvio delle attività (come timbratura, accensione del computer, inserimento password nei sistemi) richiede 5-10 minuti, è legittimo chiedere di anticipare l’ingresso senza modificarne l’orario ufficiale?
La normativa vigente (art. 1, comma 2, lettera a, D.lgs 66/2023) stabilisce che il tempo impiegato per operazioni indispensabili allo svolgimento dell’attività lavorativa rientra nell’orario di lavoro e, quindi, deve essere retribuito.
Come risolvere il problema?
Le aziende devono adeguare la gestione dell’orario di lavoro per rispettare la normativa, evitando di chiedere ai dipendenti di anticipare l’ingresso senza riconoscere il tempo impiegato. Alcune soluzioni possibili:
✔ Modificare l’orario di lavoro ufficiale per includere le attività preliminari.
✔ Retribuire il tempo effettivo di preparazione come parte integrante della giornata lavorativa.
✔ Ottimizzare i processi per ridurre il tempo necessario all’avvio delle attività.
Il tempo di lavoro non inizia solo quando il dipendente è “operativo”, ma anche quando compie attività obbligatorie per iniziare la sua prestazione. Ignorarlo può portare a contenziosi e sanzioni.



