
La gestione dei compensi nelle Associazioni Sportive Dilettantistiche (ASD) è da sempre un terreno delicato, soprattutto quando riguarda figure di vertice come il presidente. L’ente sportivo dilettantistico, infatti, opera in un quadro normativo che impone l’assenza di fine di lucro e un rigoroso divieto di distribuzione, diretta o indiretta, di utili. Un compenso mal strutturato o non adeguatamente documentato può essere facilmente interpretato dall’Amministrazione finanziaria come una forma di utilità privata, con conseguenze fiscali e amministrative rilevanti.
Vediamo come impostare correttamente un compenso al presidente di una ASD, in modo da ridurre in modo significativo il rischio di contestazioni.
1. Distinguere la natura del compenso
Il primo passo indispensabile è chiarire per quale attività viene remunerato il presidente. Le possibilità sono due:
a) Compenso per attività sportiva dilettantistica
Se il presidente svolge anche funzioni tecniche (allenatore, istruttore, preparatore), il compenso può rientrare nel regime dei compensi sportivi dilettantistici disciplinati dal D.Lgs. 36/2021. In questo caso si applicano le soglie fiscali e contributive previste per il lavoro sportivo, che possono essere più favorevoli.
b) Compenso per funzione amministrativa o gestionale
Se il compenso riguarda l’attività di presidenza o di gestione dell’ente, non rientra automaticamente nel regime dei compensi sportivi. In tal caso assume natura di compenso amministrativo, con piena imponibilità e maggiore attenzione sul rischio di distribuzione indiretta di utili.
Distinguere chiaramente queste due fattispecie (e documentarle separatamente, se coesistono) è fondamentale per evitare errori.
2. Inserire tutto nello statuto
Lo statuto dell’ASD è la prima fonte a cui l’Agenzia delle Entrate fa riferimento in caso di verifica.
Per ridurre i rischi, lo statuto dovrebbe:
- prevedere esplicitamente la possibilità di erogare compensi o rimborsi alle cariche sociali;
- indicare criteri generali di congruità e trasparenza;
- richiamare il divieto di distribuzione di utili, diretto e indiretto, come previsto dalla normativa sul non profit.
Uno statuto che tace sui compensi alle cariche sociali espone l’ente a un rischio molto elevato di contestazione.
3. Approvare il compenso con delibera assembleare
Il compenso al presidente deve essere sempre deliberato dall’assemblea dei soci, anche quando è previsto dallo statuto.
La delibera deve contenere:
- descrizione dell’attività svolta;
- durata dell’incarico;
- importo o criteri di determinazione del compenso;
- motivazione dell’emolumento e sue finalità;
- eventuali comparazioni di mercato o indicatori di congruità.
Una delibera assembleare carente o non adeguatamente motivata è uno dei fattori che più frequentemente porta a contestazioni fiscali.
4. Stipulare un contratto o lettera d’incarico
Per rafforzare l’impianto documentale è buona prassi predisporre una lettera d’incarico o un contratto di collaborazione tra l’ASD e il presidente.
Il documento dovrebbe definire:
- mansioni e responsabilità;
- impegno orario o criteri di valutazione dell’attività;
- corrispettivo lordo;
- forma e periodicità del pagamento;
- trattamento fiscale applicato;
- durata e possibilità di rinnovo.
Questo passaggio, spesso trascurato, è uno dei più efficaci per dimostrare la genuinità del rapporto e la legittimità del compenso.
5. Assicurare la congruità del compenso
Il tema centrale nei controlli dell’Amministrazione finanziaria è la proporzionalità.
Un compenso troppo elevato rispetto alle dimensioni della ASD, al numero degli iscritti, al volume di attività o al budget annuale può essere facilmente interpretato come una forma di distribuzione indiretta di utili.
Per evitare contestazioni è utile:
- confrontare il compenso con quello previsto in enti simili;
- predisporre una breve relazione comparativa da allegare alla delibera;
- documentare eventuali incarichi tecnici realmente svolti dal presidente;
- mantenere l’importo coerente con le risorse economiche della ASD.
La sproporzione è considerata uno degli indicatori più rilevanti di distribuzione illecita.
6. Tracciabilità e corretta contabilizzazione
Ogni pagamento deve essere tracciabile, registrato correttamente in contabilità e coerente con le indicazioni della delibera e del contratto.
Sono elementi che riducono drasticamente i rischi:
- bonifici bancari;
- quietanze firmate;
- registri contabili aggiornati;
- dichiarazioni o certificazioni fiscali corrette;
- separazione tra rimborsi spese documentate e compensi veri e propri.
Una gestione amministrativa precisa è la migliore forma di prevenzione.
7. Evitare ogni possibile utilità indiretta
Oltre ai compensi, possono costituire distribuzione illecita anche:
- pagamenti a società o professionisti collegati al presidente senza congruo valore di mercato;
- utilizzo personale di beni dell’associazione;
- rimborsi spese privi di giustificativi o manifestamente eccessivi.
Il presidente è sempre una figura “sensibile” per l’Agenzia delle Entrate: qualunque beneficio privato a suo favore viene valutato con particolare attenzione.
8. Aggiornarsi su norme e prassi
Il quadro normativo è stato oggetto di modifiche importanti con il D.Lgs. 36/2021 e con la prassi applicativa dell’Agenzia delle Entrate e del CONI.
I punti da monitorare con regolarità sono:
- soglie fiscali applicabili ai compensi sportivi;
- inquadramenti del lavoro sportivo dilettantistico;
- circolari e interpelli aggiornati;
- requisiti per mantenere l’iscrizione al Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche.
Un aggiornamento costante consente di evitare errori formali che possono essere sanzionati anche severamente.
Il compenso al presidente di una ASD è legittimo, ma deve essere gestito con massima trasparenza, proporzionalità e correttezza formale.
Le verifiche fiscali sono sempre più attente e puntano a individuare qualunque forma di distribuzione indiretta di utili, soprattutto quando coinvolge le figure apicali dell’ente.
Le buone pratiche fondamentali sono:
- statuto chiaro,
- delibera assembleare,
- contratto scritto,
- proporzionalità del compenso,
- tracciabilità e documentazione completa.
Seguire questi principi riduce in modo significativo il rischio di contestazioni e tutela l’associazione, il presidente e l’intero organo direttivo.


